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L’elegia della Resistenza- Le inchieste di Daniele Biacchessi

L’elegia della Resistenza- Le inchieste di Daniele Biacchessi

Sono anni in cui in Italia va in scena, tra libri, articoli e programmi televisivi, una vera e propria disputa sulla memoria del periodo dal ’43 al ’45.

Cosa è accaduto?
Lotta di liberazione dalla dittatura fascista e dall’occupazione nazista oppure guerra civile?

I termini sono importanti per definire l’esito della Storia.
La guerra civile e un conflitto armato nel quale le parti belligeranti appartengono alla popolazione di un unico Paese. In Inghilterra (1642-1660), America (1861-1865), Spagna (1936-1939), si sono combattute vere guerre civili.
Tra l’8 settembre 1943 e il 25 aprile 1945, il nostro Paese è invece occupato dalle forze armate della Germania nazista e si trasforma in un distretto militare alle dirette dipendenze di Adolf Hitler che, tramite la Repubblica Sociale Italiana di Benito Mussolini, un protettorato tedesco, lo sfrutta per legalizzare alcune annessioni e ottenere manodopera a basso costo.
Eppure per lunghi anni, nel nostro paese ha preso piede un filone storico di tipo revisionista o peggio ancora rovescita che ricostruisce attraverso una nuova narrazione un’altra Storia.
Dopo il celebre “Il sangue dei vinti” di Giampaolo Pansa, non si contano le pubblicazioni di dubbio valore storico che propongono, spesso in totale assenza di fonti, un’altra verità.
Nel 70esimo anniversario della Liberazione, questo filone sembra non più riscuotere ampio consenso.

Anzi gli stessi editori protagonisti della lunga e incontrastata stagione storico revisionista, danno alle stampe libri in cui si impone un netto cambio di marcia, una elegia della Resistenza.
E’ il ritorno alle origini, alla riscoperta dei valori fondanti scritti nella Costituzione della nostra Repubblica nata appunto dalla lotta di liberazione da una dittatura e da un’occupazione di uno stato terzo.

Celebrare quei valori è oggi un dovere.
Il dovere della memoria.

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Ultimi commenti

  • Alberto 14 aprile 2015 / ore 08:39

    Se il 25 Aprile volesse davvero acquistare un senso, avrebbe materiale su cui concentrarsi, vere e proprie EREDITA’ FASCISTE GIUNTE INTATTE AI GIORNI NOSTRI, che si manifestano ogni volta che la stragrande maggioranza della popolazione invoca l’intervento statale sfiduciando sulla base di preconcetti il mercato libero e diffidando della libertà individuale nonostante le istituzioni pubbliche siano da SEMPRE inefficienti o addirittura corrotte.

    Mi limito a ricordare che l’IRI fu un’istituzione tipicamente fascista (attraverso la quale il regime poteva DOMINARE la popolazione in modo incruento), sopravvissuta al ventennio e difesa per decenni da tutto l’arco parlamentare contro ogni logica liberale.

    Pure il suo smantellamento avvenì ponendo grandissima attenzione affinché il controllo dell’economia rimanesse saldamente in mani statali: se non è fascismo questo …

    Ho 45 anni, con almeno altri 35 da vivere (in accordo con l’aspettativa di vita media nazionale), ma non sono fiducioso di vedere un 25 Aprile di sostanza in discontinuità con tutti quelli di facciata celebrati fin qui.

    Saluti
    Alberto