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La quarta votazione – Le inchieste di Daniele Biacchessi

La quarta votazione – Le inchieste di Daniele Biacchessi

Per il Quirinale, lo schema che ha in mente il premier Matteo Renzi è chiaro e trasparente.
Nelle prime tre votazioni, il Partito Democratico, pur indicando Sergio Mattarella come successore di Giorgio Napolitano, sceglie di votare scheda bianca.

Del resto Renzi, fino a stasera, non avrebbe i 673 voti necessari per eleggere il nuovo Capo dello Stato.
Non basterebbero le alleanze con Sel, Scelta Civica, Centro democratico, Autonomie, Psi, Pli.
E poi Forza Italia resta spiazzata e prosegue con le schede bianche, il M5s conferma Ferdinando Imposimato, Lega e Fratelli d’Italia indicano Vittorio Feltri.
Da domani le cose cambiano, sul piano tecnico e politico.
Per la quarta votazione di domattina, il quorum richiesto si abbassa sensibilmente e scende da 673 a 505 voti.
Renzi avrebbe infatti dalla sua parte 444 del Pd, 33 di Sel, 32 di Scelta Civica, 13 Popolari dell’Italia- centro democratico, 31 del Gruppo Autonomie e 15 del Gal, Grandi Autonomie e Libertà.
Quindi 568 voti potenziali, 63 in più del Quorum.
I più ottimisti arrivano ad ipotizzare una convergenza su Mattarella tra 580 e 585 voti.
Sul piano numerico, almeno teoricamente, domani Mattarella potrebbe essere il nuovo Presidente della Repubblica.
Restano però in campo le variabili politiche.
La prima è certamente quella dei franchi tiratori che potrebbero colpire all’impazzata per sparigliare il tavolo di gioco, mossi magari da qualche candidato rimasto escluso dalla corsa al Quirinale.
Ma un grande risultato Renzi lo ha già ottenuto.
Ha ricompattato il Pd sul nome di Mattarella, messo in difficoltà i partner di Governo e di opposizione e avviato un settennato presidenziale con una figura istituzionale certamente alta sotto il profilo dell’autorevolezza.