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Le nuove piste di Mafia Capitale – Le inchieste di Daniele Biacchessi

Le nuove piste di Mafia Capitale – Le inchieste di Daniele Biacchessi

Dove è finita l’inchiesta su Mafia Capitale?
Leggendo e rileggendo le 75mila pagine di intercettazioni telefoniche e ambientali effettuate dal Ros dei Carabinieri e l’ordinanza di custodia cautelare che il 2 dicembre 2014 porta in carcere la banda di Massimo Carminati si capisce che l’inchiesta è solo all’inizio. Gli investigatori delineano il sistema generale e accertano la presenza di un gruppo criminale che nei fatti controlla Roma sul piano politico e fa affari in modo trasversale con ambienti di destra e di sinistra, che finanzia campagne per comitati elettorali, che vanta nel suo libro paga nomi importanti nella geografia capitolina come Luca Oldovaine e Salvatore Buzzi, uomini piazzati negli snodi fondamentali del cosiddetto mondo di mezzo.
Ora si attende una accelerata delle indagini. Verso quali fronti?
Il primo, forse il più delicato, riguarda le protezioni istituzionali che Carminati ha potuto utilizzare per farla franca da numerose indagini del passato da cui è uscito assolto: gli omicidi di Fausto e Iaio, Valerio Verbano, Mino Pecorelli, il tabaccaio Teodoro Pugliese, il depistaggi successivi alla strage alla stazione di Bologna. Nelle carte spuntano sovente nomi di carabinieri e poliziotti infedeli, uomini dei servizi segreti e degli apparati dello Stato che con Carminati avrebbero avuto rapporti frequenti.
Il secondo filone riguarda gli appalti neri di Acea. Si tratta di cantieri per la costruzione di depuratori e acquedotti che si possono quantificare in 22 milioni di euro. La terza pista riguarda il traffico di abiti destinati ai poveri che Mafia Capitale e la camorra gestivano insieme a Roma. Un affare di decine di milioni di euro. La quarta porta dritta agli appalti della Marina Militare, dove l’inchiesta sembrerebbe non fermarsi agli attuali indagati. Intanto Massimo Carminati resta al 41 bis nel carcere di Parma e per lui ieri sono stati chiesti sorveglianza speciale, obbligo di soggiorno per tre anni e confisca dei beni sequestrati per circa 300 milioni di euro.
di Daniele Biacchessi

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