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Il nuovo movimento per la pace – Le inchieste di Daniele Biacchessi

Il nuovo movimento per la pace

Le inchieste di Daniele Biacchessi


2 milioni di persone in piazza a Parigi, 4 milioni in tutta la Francia.
E ancora cortei, fiaccolate, presidi in tutto il mondo.
In Italia, sabato pomeriggio in 10mila si sono presentati in piazza Duomo con il solo passaparola e il tam tam amplificato sui social network.
E con lo stesso metodo in tanti si sono dati appuntamento ieri pomeriggio davanti al consolato francese di Milano.
Grandi manifestazioni si sono tenute in questi giorni in moltissime città italiane: Parma, Bologna, Massa, Roma, Bari.
Gli organizzatori sono stati giornalisti, scrittori, associazioni, privati cittadini.
L’alta partecipazione si è espressa sempre e comunque fuori dai movimenti politici, ai cui militanti è stata vietata l’esposizione di striscioni o simboli di partiti.
“Non c’è un noi e voi, noi cattolici e voi musulmani, noi italiani e voi stranieri ma chi chiede diritti e chi imbraccia le armi”, ha spiegato a Milano Cecilia Strada di Emergency.
“Sono qui come milanese di vecchia data per sottolineare ancora una volta agli italiani che siamo dalla loro parte, non dall’altra”, ha detto Abdel Hamadi Shaari, fondatore dell’Istituto culturale islamico di viale Jenner.
“Questa libertà di informare e di criticare ci pare così preziosa, specie quando viene attaccata”, ha ribadito a Bari il presidente dell’Ordine dei giornalisti di Puglia, Valentino Losito .
Cosa spinge questa moltitudine di persone a sfilare in corteo con le sole bandiere della pace per dire no al terrorismo dopo le stragi di Parigi?
Il livello di violenza e barbarie che si è espresso nella capitale francese in poche ore ha dapprima reso tutti più soli, impotenti, perché una strage in tempo di pace divide, mette paura, spegne le luci delle case, colpisce le istituzioni e i valori fondanti della convivenza.
Poi la paura si è trasformata in rabbia e in consapevolezza e, alla fine, ha prevalso il coraggio e la saggezza della società civile.
In Italia era dal lontano 2003, nei giorni dell’appoggio italiano alla guerra in Iraq, che non si vedevano in piazza movimenti per la pace.
Eppure il nostro paese è anche quello di Aldo Capitini, di Danilo Dolci, di padre Ernesto Balducci, di don Milani, delle oceaniche marce Perugia-Assisi.
Da qui forse bisogna partire.
Senza una cultura di pace, la guerra è sempre orrore.