Radio24 | Il Sole 24 ORE

Mafia criminale e i rapporti con gli apparati dello Stato – Le inchieste di Daniele Biacchessi

Mafia criminale e i rapporti con gli apparati dello Stato

Le inchieste di Daniele Biacchessi


Il grande buco nero dell’inchiesta Mafia Capitale resta imbrigliato in quei contatti mai chiariti tra Massimo Carminati ed alcuni uomini degli apparati dello Stato. Si tratta di un legame accertato già negli anni Settanta, all’inizio della sua carriera criminale.
A quel tempo, Massimo Carminati prende quota nel gruppo dei neri dell’Eur e nella Banda della Magliana e si vanta di avere appoggi anche all’interno delle Forze dell’ordine e del Tribunale di Roma.
Lo dirà ad un altro affiliato della Banda,Claudio Sicilia,a proposito dell’ indagine sulla morte del tabaccaio Teodoro Pugliese, assassinato secondo l’accusa da Massimo Carminati, Alessandro Alibrandi e Claudio Bracci, per aver intralciato il traffico di stupefacenti di Franco Giuseppucci, detto Il Negro. Nell’interrogatorio del 7 novembre 1986, il pentito sostiene che “Carminati si disse molto preoccupato di una richiesta di accertamento fatta dal pubblico ministero nel corso di un processo su un’impronta digitale rilevata sull’auto rubata e usata per l’omicidio” .
Secondo Sicilia, “Carminati tramite conoscenze altolocate alla Criminalpol era riuscito a contattare il perito incaricato dell’indagine, così da alterare l’impronta oggetto dell’accertamento”.
Pochi anni dopo, con i vertici piduisti dei servizi Sismi Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte, viene coinvolto nelle indagini sul depistaggio sul treno Taranto – Milano del 13 gennaio 1981, successivo alla strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980. Per l’omicidio di Pugliese e per il depistaggio di Bologna, Carminati ne esce assolto.
Il 17 luglio, Carminati viene arrestato in compagnia di quattro carabinieri mentre trafuga le cassette di sicurezza del caveau del Tribunale di Roma di piazzale Clodio, rubano 18 miliardi di lire e numerosi documenti di magistrati. Per questa vicenda è condannato a 4 anni di reclusione.
Si arriva ad oggi e nell’ordinanza di custodia cautelare che porta in carcere il boss, il gip cita i contatti tra Carminati e un certo Federico, appartenente alle Forze di Polizia od ai servizi di informazione, che si è messo a disposizione per qualsiasi cosa e gli aveva spiegato particolari preziosi sulla possibile intercettazione attraverso la connessione in rete wifi.
Nell’inchiesta ci sono tracce di contatti tra alcuni carabinieri e sodali di Carminati, intenti, dicono i giudici, a progettare insieme rapine a Roma.