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La vergogna delle esondazioni del Seveso – Le inchieste di Daniele Biacchessi

La vergogna delle esondazioni del Seveso

Se chiedi ad un ottantenne abitante nella zona nord di Milano delle esondazioni del fiume Seveso, lui si mette a ridere a crepapelle.

Anche un sessantenne sghignazza, perché quella della fuoriuscita delle acque del Seveso intorno a Niguarda è una storia senza fine, una storia di mala politica e come avete visto sabato, mai risolta.

La memoria è racchiusa in alcune foto, alcune in bianco e nero, altre ancora color seppia, fino a quelle delle ultime ore a colori.

Siamo nell’autunno del 1951. Piove abbondantemente e puntualmente il Seveso esonda. In un’immagine dell’epoca, alcuni abitanti navigano con un canottino lungo viale Marche, per chi non è di Milano, una delle arterie più importanti della cosiddetta circonvalazzione della città.
Un’altra immagine ci riporta al 3 ottobre 1976: il Seveso allaga la zona di Niguarda -viale Fulvio Testi. Davanti alla piscina Scarioni, alcuni passanti portano la spesa su improvvisate passerelle in legna. Altri, davanti all’ospedale Niguarda si aiutano a spostare le vecchie cinquecento in panne, e camion sommersi.
Stessi luoghi, stesse modalità.
Decine di tombini vengono lanciati in alto dalla pressione dell’acqua il febbraio 1978, ottobre 1979, gennaio 1993, settembre 2000, settembre 2010, novembre 2012, giugno e luglio 2014. Fino al 15 novembre di quest’anno.
Cosa si è fatto? Praticamente nulla.
Sono cambiate giunte socialiste e comuniste, solo socialiste, leghiste, berlusconiane, nuovamente di centrosinistra. Quali sono i motivi?
L’intensa ed estesa urbanizzazione dei comuni a Nord di Milano, negli Anni 70 e 80, ha costretto il Seveso a scorrere in molti tratti cementificati.
Il suo corso naturale è stato deviato per permettere lo sviluppo edilizio del territorio, con una serie di interventi che hanno avuto l’effetto di impedire al terreno di assorbire regolarmente l’acqua del fiume. La portata del corso d’acqua è stata poi aumentata dalla confluenza degli scoli fognari dai tombini di Paderno Dugnano, Cusano Milanino, Cormano, Bresso e Cinisello Balsamo.
L’intera massa liquida dovrebbe finire nel canale sotterraneo di via Ornato, che ha una portata teorica di 45 metri cubi al secondo. Ma è sufficiente raggiungere i 40 metri cubi per provocare l’esondazione, a causa dei detriti che si accumulano durante le piene. Per evitare che a Milano giunga un quantitativo d’acqua eccessivo, negli Anni 80 è stato inaugurato un canale scolmatore della portata di 35 metri cubi al secondo. Ma non è stato sufficiente, perché le piene raggiungono volumi anche di 100 metri cubi al secondo.
Il Comune di Milano, martedì 8 luglio, se l’è presa con la Regione Lombardia. La Regione ha dato la colpa al Comune. Palazzo Marino ha infatti lamentato il mancato «avviso di criticità» da parte del Centro funzionale monitoraggio rischi della Regione, in assenza del quale non ci sarebbe «stato il tempo» di aprire i tombini. Il mese scorso governo, Regione e Comune hanno dato l’ok al nuovo progetto da 110 milioni per le cinque vasche di laminazione previste a Senago, Paderno Dugnano, Varedo, Lentate sul Seveso e Milano Parco Nord: i lavori, tuttavia, non partiranno prima di giugno 2015 e i cantieri dureranno circa un anno.
Fino a quando proseguirà la vergogna delle esondazioni del Seveso?