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L’ultima intesa prima del voto- Le inchieste di Daniele Biacchessi

L’ultima intesa prima del voto- Le inchieste di Daniele Biacchessi

Non sappiamo dove porterà questa nuova collaborazione, non chiamiamolo patto, tra Partito Democratico e il Movimento 5 stelle. Di certo, qualche frutto importante lo ha già portato, cioè lo sblocco politico del Parlamento con l’elezione di Silvana Sciarra (intorno al Pd), come giudice della Corte Costituzionale, e Alessio Zaccaria (vicino al M5s), come membro laico del Consiglio Superiore della Magistratura. E questa unità di intenti potrebbe rappresentare l’ultima intesa politica prima del voto probabile di primavera 2015.

Mettiamo in fila i fatti.
Le partite più importanti sono due: il varo dell’Italicum e la scelta del successore di Giorgio Napolitano. Di fatto il patto del Nazareno è terminato. Matteo Renzi ha dato un ultimatum a Silvio Berlusconi che arriverà in serata, al più tardi domani. I sondaggi danno il Pd ancora sopra il 40%. Sia che si votasse con il vecchio o il nuovo sistema elettorale, dalle elezioni politiche Renzi uscirebbe vincente. In caso di risposta negativa da Berlusconi, Renzi proporrà alla riunione di maggioranza di stasera che nella nuova legge elettorale ci sia lo sbarramento al 3%, come chiesto dai partiti più piccoli. Ciò potrebbe significare che, alle Camere, il Pd darebbe via libera all’Italicum senza i voti di Forza Italia, ma con un ampio schieramento che comprenderebbe Ncd, Fratelli d’Italia, Lega.

Con il M5s, il Pd non troverebbe sinergie per approvare la legge elettorale, ma sulla corsa al Quirinale la collaborazione è già in atto. Dei nomi che circolano in queste ore, l’unico che al momento trova consensi tra Pd, M5s, Sel è Stefano Rodotà, l’outsider, colui che al quarto scrutinio per l’elezione del Capo dello Stato nel 2013 prese 213 voti e venne scelto dalle consultazioni on line dai militanti del M5s.