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L’Italia delle alluvioni – Le inchieste di Daniele Biacchessi

L’Italia delle alluvioni – Le inchieste di Daniele Biacchessi

L’Italia è una Repubblica una e indivisibile, ma fondata sulle alluvioni, le frane, gli smottamenti e lo scarica barile. A Carrara, il torrente Carrione viene chiamato “il fiumetto”. D’estate scorre pigro, con minuscoli rigagnoli di acqua, un alveo così secco che i bambini del centro storico ci giocano dentro a pallone, ma in autunno e in primavera “il fiumetto” diventa grande come il Po.

Il Carrione è uno dei tanti casi italiani di ambiente negato. Pensate, nel tempo è esondato un numero impressionante di volte: 1936, 1952, 1982, 1985, 1992, 1996, 2003, alla vigilia di Natale del 2009, due volte nel 2010, tre volte nel 2012, nel2013 e quest’anno a luglio e due giorni fa. I venti chilometri del Carrione fanno una serpentina dalle Alpi apuane al mare attraverso 140 cave di marmo che alla fine scaricano e tappano “il fiumetto”. Quando piove, l’alveo del Carrione diventa una gigantesca vasca di acqua e polvere di marmo che inonda ogni cosa.

Ci sono voluti trent’anni per limitare lo sversamento della marmettola, la polvere di scarto che aveva dato al fiume un colore bianco latte e aveva fatto sparire ogni forma di vita, topi compresi. I nuovi lavori, iniziati comunque nel 2007, non sono certo dei gioiellini. Nel 2011 lo scavo in profondità dell’alveo nel centro storico venne interrotto per dieci mesi. La ditta appaltatrice aveva fatto crollare un edificio sulle sponde. Contratto rescisso, richiesta danni al Comune, corsi, ricorsi e controricorsi. Il sottopasso della Ferrovia, 2,5 milioni di spesa, viene ultimato nell’ottobre del 2012. Lo hanno progettato nel punto più basso della zona industriale, in una conca dove confluiscono le acque piovane del Carrione.

La seconda alluvione del 2012 fa crollare il nuovo rialzamento dell’argine sinistro del torrente all’altezza del quartiere di Avenza, il più grande e popolato di Carrara. L’altro ieri ha ceduto l’altro argine, in realtà un muro di contenimento appoggiato alla sponda, finanziato con i soldi della Regione.

Tutti lo sanno: i cittadini, le autorità, la magistratura.
E puntuale, dopo ogni esondazione, la pericolosità del Carrione ritorna di attualità.
E puntuale, pochi giorni dopo, “il fiumetto” ritorna nel silenzio.
Quanti torrenti come il Carrione scorrono tranquilli e apparentemente innocui in Italia?