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Il disordine pubblico – Le inchieste di Daniele Biacchessi

Il disordine pubblico – Le inchieste di Daniele Biacchessi

A Palazzo Chigi, i dubbi restano sulla gestione della piazza di Roma da parte delle forze dell’ordine contro i lavoratori della Ast. E la relazione del ministro dell’Interno Angelino Alfano al parlamento sembra non aver convinto il premier Matteo Renzi. Non è il solo a esprimere imbarazzo e

disagio, perché ciò che è accaduto in piazza Indipendenza resta una pagina nera nella storia dell’ordine pubblico italiano. Alfano alle camere ha espresso solidarietà agli agenti e ai lavoratori, e va bene.
Ha proposto ai sindacati un tavolo per gestire le prossime manifestazioni, e va bene. Ma restano i problemi del comando. Nelle ultime settimane, le forze dell’ordine sono intervenute a più riprese con strategie e dunque esiti differenti. Facciamo alcuni esempi.
A Torino e Bologna contro le violenze di autonomi e antagonisti, ma anche a Roma contro pacifici operai, mentre a Milano un semplice cuscinetto ha evitato il contatto tra due manifestazioni antitetiche della Lega e della sinistra. Da una parte la politica del manganello, dall’altra quella del dialogo con i manifestanti. Da una parte l’equiparazione tra soggetti violenti e non violenti, dall’altra la cogestione dei percorsi dei cortei. Più che la confusione in queste ore va in scena il “disordine pubblico”.
Non ha tutti i torti Lorena La Spina, segretaria dei funzionari della Polizia, quando afferma che gli agenti finiscono col rappresentare un “terminale” sul quale si scarica la rabbia di chi scende in piazza, a fronte di criticità e difetti di mediazione che non le sono ad alcun titolo imputabili. E allora quale strategia adotterà nel futuro il Viminale?