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L’angelo sterminatore – Le inchieste di Daniele Biacchessi

L’angelo sterminatore

Le inchieste di Daniele Biacchessi


C’è qualcosa di macabro e di sacrificale nella storia di Daniela Poggiali, faentina di 42 anni, infermiera dell’ospedale Umberto I di Lugo di Romagna.
Il macabro sta nelle accuse che le vengono mosse dai magistrati: aver provocato la morte di decine di pazienti tramite iniezioni ad alta concentrazione di cloruro di potassio, una delle sostanze impiegate nel mondo per eseguire pene capitali.
Il rito sacrificale sta invece nelle modalità utilizzate per eliminare le persone che invece avrebbe dovuto curare.
Daniela Poggiali agisce per il gusto di uccidere, l’autocompiacimento di provocare dolore ad altrui persona.
Una sorta di angelo sterminatore che colpisce per conto di se stesso, senza un mandante.
Per lei, l’omicidio è in primis un dovere, un lavoro sporco che qualcuno deve pur fare.
E questo è aberrante.
Ecco perché si accanisce su pazienti deboli, soprattutto anziani.
Sceglie una sostanza simbolica come il cloruro di potassio da sempre associata alle condanne a morte.
Scatta selfie accanto ai cadaveri da lei uccisi e sulle foto scrive didascalie allusive al rapporto tra vita e aldilà.
Fredda, impassibile, senza emozioni, toglie alla vittima l’umanità, il suo passato, presente e futuro e le assegna una funzione: malato, debole, quindi da eliminare.
E’ ancora presto per conoscere il numero preciso dei pazienti uccisi.
I casi sospetti sono 38, e quelli molto sospetti almeno dieci, dicono i magistrati di Ravenna che hanno in consegna il caso giudiziario.
Resta anche da definire qual’è il grado di omesso controllo nell’ospedale di Lugo.
Sarebbero indagati due medici e un direttore sanitario, ma l’incheista potrebbe ampliarsi.