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La sfida di Riina e Bagarella

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Le inchieste di Daniele Biacchessi

Ha un sapore di sfida la richiesta di Totò Riina e Leoluca Bagarella di assistere in video conferenza alla deposizione del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il 28 ottobre, al processo sulla trattativa tra Stato e mafia, in trasferta al palazzo del Quirinale .
Riina e Bagarella sono stati i protagonisti assoluti delle terribili stagioni delle stragi del 1992 e 1993, insieme a Bernardo Provenzano, ai fratelli Graviano, a Giovanni Brusca, a Matteo Messina Denaro, ancora rimasto latitante.
Oggi i capi della mafia vanno contro le decisioni della Corte d’Assise di Palermo, che già all’inizio del processo aveva ammesso la testimonianza del Capo dello Stato chiesta dalla procura, escludendo la loro presenza.
Il collegio presieduto da Alfredo Montalto aveva anche disposto che l’audizione di Napolitano sarebbe avvenuta a porte chiuse, senza la presenza di pubblico e degli imputati Totò Riina, Leoluca Bagarella e Antonio Cinà in video conferenza, solo davanti ai giudici della Corte d’Assise di Palermo, i pubblici ministeri e gli avvocati.
La Corte difficilmente accoglierà la loro richiesta anche se gli avvocati di Riina e Bagarella hanno studiato bene la mossa difensiva.
Nell’articolo l’art. 502 del Codice di procedura penale (“Esame a domicilio di testimoni, periti e consulenti tecnici”), si legge che “il giudice, quando ne è fatta richiesta, ammette l’intervento personale dell’imputato interessato all’esame”.  E l’articolo 500, stabilisce che “se il teste rifiuta di sottoporsi all’esame o al contro esame di una delle parti, nei confronti di questa non possono essere utilizzate, senza il suo consenso, le dichiarazioni rese”.
Al di là delle schermaglie processuali, quella dei capi mafia resta una grave provocazione, o meglio un messaggio ai vertici dello Stato nel momento più delicato di un dibattimento rimasto in questi mesi un po’ nell’ombra, e ora improvvisamente balzato alle cronache per l’attesa testimonianza di Napolitano.