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La ‘ndrangheta emiliana

La ‘ndrangheta emiliana
di Daniele Biacchessi

Le intuizioni investigative e le inchieste degli ultimi anni trovano conferma nell’operazione odierna contro la ‘ndrangheta in Emilia Romagna. Il centro propulsivo delle azioni delle ‘ndrine corre lungo la via Emilia da Piacenza a Rimini. Qui le mafie non hanno usato le armi, anzi hanno evitato delitti clamorosi: si sono radicate nel territorio grazie ai soldi, senza bisogno di sparare. I boss si sono infilati sulla via Emilia sfruttando la crisi di un tessuto economico fatto di coop e piccole imprese mettendo sul tavolo quattrini e collusioni. I gruppi criminali sono generalmente di provenienza calabrese, ma hanno riprodotto nel tempo le stesse gerarchie e le medesime dinamiche dei luoghi di origine. Ad esempio i quattro fratelli Sarcone, a cui la Dia di Firenze e Bologna ha sequestrato beni dal valore di 5 milioni di euro, sono imprenditori edili originari di Cutro, in provincia di Crotone. I Sarcone da molti anni si sono stabiliti in Emilia. Gli investigatori li ritengono affiliati alla ‘ndrangheta calabrese, alla cosca Grande Aracri di Cutro, attiva nelle estorsioni ai danni di imprenditori operanti in vari settori dell’economia locale. 5 milioni di euro in auto, terreni, fabbricati e quote societarie, non sono pochi per piccoli imprenditori. E oggi ci si chiede quanti altri Sarcone operano nella felice Emilia Romagna? Quali sono i loro agganci con le cosche calabresi, qual’è il giro d’affari complessivo delle loro attività illecite?