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“L’ombra del Sismi dietro alla strage di via Fani” – Le inchieste di Daniele Biacchessi

“L’ombra del Sismi dietro alla strage di via Fani” – Le inchieste di Daniele Biacchessi

16 marzo 1978. Roma, Via del Forte Trionfale. Poco prima delle 9. Il presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro esce dalla sua abitazione. Lo accompagnano gli uomini della scorta. Domenico Ricci, Raffaele Jozzino,Giulio Rivera.Francesco Zizzi, Oreste Leonardi. In via Fani, i brigatisti sono già tutti nella loro posizione di tiro.Rita Algranati all’angolo della strada con un mazzo di fiori in mano, segnala a Mario Moretti l’arrivo del convoglio di Moro. Raffaele Fiore, Prospero Gallinari, Valerio Morucci e Franco Bonisoli, vestiti da avieri, si piazzano dietro ad una siepe. Gli altri componenti del commando sono Barbara Balzerani, Roberto Seghetti, Alessio Casimirri e Alvaro Lojacono. Alle 9,03 si scatena l’inferno. E’ l’attacco delle Brigate Rosse al cuore dello Stato. Gli uomini della scorta vengono tutti uccisi. Moro viene rapito. L’azione dura quattro minuti. In via Fani vengono raccolti 93 bossoli, 22 provengono da uno dei quattro mitra in dotazione al gruppo di terroristi vestiti da avieri. Le armi usate sono sei. I colpi sono calibro 9 lungo. Aldo Moro viene trasportato nella base di via Montalcini 8 interno 1. Lo attendono Germano Maccari, Laura Braghetti e Prospero Gallinari.. Mario Moretti si cala il passamontagna e avvia il primo interrogatorio di Moro nella cosiddetta “prigione del popolo”. Esattamente da quel momento inizia il calvario dello statista democristiano. Si snoda dalla strage di via Fani, il 16 marzo, fino al ritrovamento del suo cadavere nel baule di una Renault 4 rossa, il 9 maggio, in via Caetani, a Roma.Per 55 giorni, il Paese segue la vicenda con passione e forte preoccupazione, tra speranze, delusioni, rabbia, fermezza e trattative segrete, comunicati dei brigatisti, lettere di Moro, telefonate dei terroristi ai centralini dei quotidiani, gravi depistaggi di funzionari dello Stato. Oggi si viene a scoprire ciò che molti di noi, i cosiddetti pistaroli, avevano già scritto fin dalle prime ore dopo la strage di via Fani.L’ispettore di polizia Enrico Rossi, ora in pensione, rivela l’esistenza di una lettera anonima scritta dall’uomo che era sul sellino posteriore dell’Honda in via Fani quando fu rapito Moro. Le indagini, secondo Rossi, portarono a una pista confermata: quei due uomini sulla moto Honda erano agenti del Sismi che dipendevano direttamente dal colonnello Camillo Guglielmi anche lui presente in via Fani intorno alle 9. Gli agenti dovevano proteggere le Br da ogni disturbo. Il 16 marzo 1978, Camillo Guglielmi, era ufficiale del Sismi, il servizio segreto militare, addetto all’Ufficio “R” per il controllo e la sicurezza. La sua presenza nel luogo dell’eccidio è emersa fin dai primi atti d’inchiesta.Interrogato dai magistrati, il colonnello Guglielmi offrì questa traballante versione: “Stavo andando a pranzo da un collega che abitava in via Stresa”. L’autore della lettera anonima è morto di una grave malattia nel 2010.Il guidatore della moto non è mai stato individuato. Perché a distanza di così molti anni, i nostri servizi non hanno assicurato alla giustizia i funzionari infedeli che operavano in via Fani?Perché al colonnello Guglielmi non fu almeno pllicato il reato di palese falsa testimonianza?Cosa ha nascosto questa lunga trama che va dalla mancata perquisizione del covo brigatista in via Gradoli, fino alla messa in scena nel borgo di gradoli, passando per strane sedute spiritiche, falsi comunicati brigatisti come quello che portava gli inquirenti sul lago della Duchessa, ritrovamenti postumi in due riprese del memoriale di Aldo Moro in via Montenevoso a Milano?Un paese democratico non può essere ancora il paese dei misteri.

di Daniele Biacchessi