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Chi comanda nel Partito democratico ?

“Chi comanda nel Partito democratico?” – Le inchieste di Daniele Biacchessi

Chi è alla guida del Partito democratico dopo che Matteo Renzi ha sciolto la riserva, è salito al Quirinale e davanti a Giorgio Napolitano ha accettato di formare un nuovo Governo?
La storia politica italiana ci conferma che un esecutivo per poter durare a lungo (fino al 2018, dice Renzi), deve avere, oltre ad una maggioranza coesa, anche un partito di riferimento solido, gestito da uomini e donne di grande capacità, possibilmente in linea con il programma politico ed economico del presidente del Consiglio. Nel 1996, l’Ulivo vinse le elezioni e il Partito democratico della Sinistra si impose come prima forza politica. A quei tempi, il presidente del Consiglio era Romano Prodi, espressione della parte cattolica della coalizione. Il Pds mise a disposizione i suoi uomini migliori per il Governo del Paese, ma nel momento di rottura di Rifondazione Comunista, e senza più i numeri in Parlamento, preferì sacrificare Prodi imponendo D’Alema come suo successore. Oggi il Governo Renzi nasce con molti neo ministri presi direttamente dalla nuova segreteria del Pd (Maria Elena Boschi, Marianna Madia, Federica Mogherini), e altri che arriveranno nelle prossime ore come sottosegretari. E’ indubbio che Renzi, impegnando tutti i suoi fedelissimi nel Governo, lasci sguarnito il punto nodale della sua maggioranza: il Partito democratico e i suoi delicati equilibri interni. Massimo D’Alema e i cuperliani, usciti sconfitti dalle recenti primarie, potrebbero dunque tornare in auge a breve. Così come potrebbe aumentare il consenso della nuova corrente guidata a Pippo Civati che ieri alla convention di Bologna ha dato mandato di votare la fiducia al Governo Renzi con 50,1% di si e 39% di no. Renzi intende confermare la leadership anche nel suo partito, ma oggettivamente nei prossimi mesi sarà impegnato a risolvere centinaia di dossier importanti rimasti inevasi da Enrico Letta e sarà difficile tenere la barra dritta anche nel Partito democratico.


di Daniele Biacchessi