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Il missile che cambiò la storia italiana

Il missile che cambiò la storia italiana.
di Daniele Biacchessi
In pochi lo avevamo scritto subito dopo la sparizione dai radar del Dc 9 IH870 dell’Itavia, con a bordo 81 passeggeri, il 27 giugno 1980, sul tratto di spazio aereo tra Ponza e Ustica. Come scrive in queste ore finalmente la Corte di Cassazione non vi fu un cedimento strutturale del velivolo civile della compagnia Itavia. Non avvenne alcun attentato e nessun pseudo terrorista depositò nella toilette dell’aereo alcuna bomba. Invece decine di aerei militari, francesi, italiani, americani  ronzavano intorno al Dc 9 e ad un Mig libico, tutti con il transponder spento, in una esercitazione di guerra nel Mediterraneo, nel 1980, quando il mondo era diviso in due sul piano geopolitico.  Quella sera un aereo militare di nazionalità ancora ignota lanciò un missile termico che distrusse il Dc9, i cui resti furono trovati nel tratto di mare tra Ponza e Ustica, con i corpi ormai senza vita dei passeggeri, con gli spazzolini da denti, gli occhiali, libri e taccuini,  valige e borsette, i secchielli dei bambini. La Cassazione inoltre rileva  che la presenza sulla rotta del velivolo Itavia non era stata impedita dai ministeri della Difesa e dei Trasporti.
Lo avevamo scritto allora, in pochi.
Ci avevano preso per pazzi ma pazzi non eravamo nei giorni in cui la nostra coscienza nazionale è sprofondata negli abissi del mar Tirreno.