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Un paese in ostaggio

Un paese in ostaggio

di Daniele Biacchessi

Ormai la malattia è conclamata e non pare ci siano rimedi.

Da anni l’Italia è un paese in ostaggio di Silvio Berlusconi e dei suoi guai giudiziari.  I suoi processi vengono prima del lavoro, della disoccupazione giovanile, delle imprese che scompaiono, degli imprenditori che si ammazzano, dello stato di tensione generale.

Ancora una volta, come nel 1994 e ininterrottamente da quasi vent’anni, Silvio Berlusconi si trova al centro della vita politica e il fragile governo a guida Enrico Letta è sostanzialmente nelle sue mani. Di quell’esecutivo di “larghe intese” ne è l’artefice principale, ancor più del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il Pd si è enormemente indebolito e il Movimento 5 Stelle non sembra ancora maturo per prendersi responsabilità. Così, nonostante le condanne e le gravissime accuse della magistratura, l’immagine di Silvio Berlusconi resta salda. E la tecnica utilizzata è quella di sempre, quella del trasformista: un giorno di lotta, un altro di Governo, una settimana statista, un’ altra sobillatore di piazze, un mese civile e pacato, un altro duro e arrogante. E i consensi dell’elettorato (Pdl valutato intorno al 29%), sembrano dargli ragione.

Italiani sadomasochisti? Noi ci chiediamo per quanto tempo ancora il paese potrà ancora sopportare di essere in ostaggio di un uomo?