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Enzo Jannacci, l’uomo e il poeta di Daniele Biacchessi

Enzo Jannacci, l’uomo e il poeta
di Daniele Biacchessi

Alla fine Enzo se ne è andato nella sua Milano.
Ora restano i ricordi, le testimonianze, la voce di chi lo ha conosciuto, incontrato in questi anni di musica e parole.
Enzo raccontava una Milano che non c’è più, soffocata dal modernismo, dall’affarismo, dalle carriere facili, dalla mancanza di solidarietà e rispetto.
Le aveva cercate a lungo quelle storie di ultimi, di sfigati, di diseredati, ma anche di persone che potevi incontrare nella città e che ti guardavano negli occhi senza mai abbassare il capo, con dignità.
E allora il “palo della banda dell’Ortica”, il barbun con le scarp de tennis, “Vincenzina davanti alla fabbrica”, la gente nei bar che si lamenta per quel “zero a zero di sto Milan qui”, ma anche l’ironia pungente di “quelli che sono dentro nella merda fino a qui”.
Ma Enzo era uomo colto e impegnato.
Si ricordava e aveva memoria.
Come in quei “Sei minuti all’alba”, gli ultimi istanti di vita di un partigiano prima della fucilazione, del ribelle portato a San Vittore che è quel che parla no di “Ma mi”, dell’antimilitarismo del “Monumento”.
Ne ha scritte tante di storie Enzo.
Ora si ricorderanno quelle che hanno avuto più successo, ma oggi che Enzo non c’è più, senza le sue parole ci sentiamo più soli.