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“L’eredità di Carlo Maria Martini” di Daniele Biacchessi

“L’eredità di Carlo Maria Martini”
di Daniele Biacchessi

Ci sono morti soffici come piume e morti che lasciano vuoti enormi.
La morte di Carlo Maria Martini è una di quelle.
Perchè Martini non è stato solo un punto di vista per la storia della Chiesa e del Novecento italiano.
Martini è stato soprattutto uomo di pace e di dialogo che ha sempre affermato in pubblico e in privato i valori di giustizia ed equità sociale.
Ma è stato anche un uomo capace di smuovere le coscienze della società civile negli anni della “Milano da bere”, del pericoloso rapporto tra politica e affari emerso con Tangentopoli.
Diciamo che Martini è stato l’uomo del cambiamento, spesso poco ascoltato e criticato, perchè voleva andare verso il mondo per comprendere i problemi della società moderna.
Non per rinnegare la propria fede, ma per calarsi fino al centro dell’uomo.
La sua militanza durò tutta la vita, interpretando il comando evangelico “essere nel mondo senza essere del mondo” come “essere nel sistema senza essere del sistema”.
Proprio come il suo amico Padre Davide Maria Turoldo, di cui quest’anno ricorre il ventesimo anniversario della morte.
Oggi non c’è un erede spirituale di Carlo Maria Martini.
Vedo il suo spirito critico esprimersi nelle azioni quotidiane di certi umili preti di frontiera.
E osservo invece comportamenti e buone pratiche che proseguono il cammino da lui indicato: l’idea di un cristianesimo vissuto dal basso, dalla parte dei più poveri, gli umili del mondo.