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L’emergenza ‘ndrangheta di Daniele Biacchessi

L’emergenza  ‘ndrangheta

di Daniele Biacchessi

La ‘ndrangheta è la mafia più potente in Italia, e una delle meglio organizzate nel mondo. Non è un invenzione giornalistica, un teorema, ma è ormai un dato di fatto confermato dalle inchieste dei magistrati, dalle relazioni dell’antimafia.

La ‘ndrangheta è più potente di Cosa Nostra, della Camorra, della Sacra Corona Unita perchè è riuscita a rimanere integra nel suo nocciolo organizzativo centrale e si è adattata alle trasformazioni della società, anche quelle tecnologiche d’avanguardia.

L’immagine del mafioso con coppola e lupara è cosa del passato, cosa da fiction televiva. Oggi il boss della ‘ndrangheta è imprenditore che si relaziona con avvocati, corrompe politici e giudici, amministra patrimoni illimitati attraverso società pulite che acquisisce mediante il pizzo, ricicla attraverso collaudati meccanismi finanziari i proventi provienti dal narcotraffico, dalle tangenti per appalti, dal traffico di armi.

Un lavoro preciso, spesso invisibile, che frutta un capitale immenso reinvestito nell’economia del paese. Un lavoro che si snoda lungo l’asse Calabria- Roma – Milano e in ognuna di queste fermate la ‘ndrangheta si ricompone esattamente come nel territorio di nascita, ma con sistemi moderni e sofisticati.

A Roma, ad esempio, ci sono imprenditori che lavorano come romani con la testa in Calabria. Cosa vuol dire? E’ gente nata e cresciuta nella Capitale, persone pulite, per bene, incensurate, piazzate nei posti giusti, in grado di indirizzare l’assegnazione di appalti verso società riferibili alle cosche, di inventarsi nuove forme di riciclaggio che mettono a dura prova i segugi dell’antimafia.

Sono i compari delle  ‘ndrine, non affiliati alle famiglie ma persone che hanno relazioni economiche con i boss. Sono le teste di ponte di un nuovo sistema da poco scoperto. Le stesse figure che si sono insediate negli anni Settanta in Lombardia,  che si posizionavano nell’hinterland milanese (Buccinasco, Corsico, Trezzano, Rozzano), che non davano troppo nell’occhio e per questo hanno potuto resistere e restare intoccabili fino alle ultime inchieste.

Oggi in Italia vi è dunque un’emergenza ‘ndrangheta che non può essere sottovalutata dal Governo, dalla politica, dagli apparati dello Stato, soprattutto dalla cosiddetta società civile. Non basta solo la mera repressione, neppure l’applicazione delle leggi, che sarebbe già una piccola rivoluzione  in uno Stato troppo spesso colluso con le mafie.

L’unica possibilità per sconfiggere la ‘ndrangheta resta l’affermazione di cuna cultura della legalità da contrapporre a quella dell’illegalità. In Calabria, a Roma e a Milano, nessuno si senta escluso.

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