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Il mattatoio della stazione di Daniele Biacchessi

Il mattatoio della stazione

di Daniele Biacchessi

Non mi sono mai piaciuti gli anniversari.
Sono fredde contabilità di memoria passata, ma servono per chi c’era e per chi non vuole dimenticare.
Il 2 agosto 1980, 32 anni fa, alle 10,25, la sala d’aspetto della stazione di Bologna si trasformava in un mattatoio.
20-25 chilogrammi di esplosivo Compound B di tipo militare, compresso in una cassetta e inserito in una valigia di tipo normale, distruggeva un’intera ala della stazione.
85 morti e 200 feriti.
Ogni anno, puntuale come un orologio, scattano i depistaggi dei soliti noti.
L’ultimo in ordine di tempo lo ha realizzato ancora una volta Licio Gelli, il capo della loggia massonica P2 già condannato in via definitiva per la strage alla stazione di Bologna.
“Credo sia stato un mozzicone di sigaretta lanciato in modo fortuito”, ha detto il Venerabile.
Sulla strage di Bologna ci sono stati vari processi.
I magistrati e i giudici hanno avuto pochi dubbi, molto meno di quelli espressi negli anni da Francesco Cossiga, da Licio gelli, da alcuni giornalisti di sinistra e di destra che non hanno mai letto una sentenza, ma parlano e scrivono senza saper nulla.
Le sentenze  hanno stabilito le responsabilità organizzative di Francesca Mambro, Valerio Fioravanti, Luigi Ciavardini, terroristi dei Nar.
Le sentenze hanno inoltre condannato Licio Gelli, Francesco Pazienza, i vertici del Sismi Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte per i gravissimi depistaggi successivi alla strage.

Mancano i mandanti politici, quelli che hanno favorito l’attentato.I cosiddetti beneficiari politici. Li abbiamo intravisti tante volte, spesso sono ancora annidati dentro nelle istituzioni, alcuni sono morti, altri fanno altri lavori. Quegli  italiani rappresentano oggi la vera vergogna nazionale.

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