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La trattativa infinita di Daniele Biacchessi

La trattativa infinita
di Daniele Biacchessi

19 luglio 1992.
Vent’anni fa la mafia lanciava il suo secondo avvertimento allo Stato.
Dopo Giovanni Falcone colpito a Capaci insieme alla moglie Francesca Morvillo e gli uomini della scorta , toccava a Paolo Borsellino pagare con la vita la forza di un ricatto e di una trattativa.
Sì, avete capito bene.
Paolo Borsellino, come Giovanni Falcone, avevano compreso qualcosa di indicibile, allora, tra maggio e luglio 1992.
Uomini dello Stato si erano seduti sullo stesso tavolo con Cosa Nostra per stabilire le nuove regole della pace, dopo la guerra.
Una trattativa infinita.
Una tradizione, un modus operandi direbbero i magistrati che nasce anni prima e non è cosa solo del ’92.
Già nel 1981, durante il rapimento dell’allora asessore ai Lavori pubblici della regione Campania Ciro Cirillo ad opera delle Brigate Rosse, lo Stato aveva trattato con la camorra di Cutolo per liberare Cirillo ai massimi livelli (ministero dell’Interno, servizi segreti, DC) . Lo Stato pagò il riscatto, ma la storia non è mai stata fino in fondo chiarita, e quel buco nero, diciamo quel patto, venne applicato anche con Cosa Nostra nell’estate 1992.
I cittadini chiedono però allo Stato chiarezza, verità e giustizia a vent’anni dalla strage di via D’Amelio.
Lo gridano in queste ore associazioni e persone nelle piazze, nelle strade del paese.
Chi sa parli, chi ha sbagliato faccia posto. Subito.
Perchè uno Stato per essere credibile deve anche saper cambiare, cacciando i funzionari infedeli in nome di un radicale rinnovamento.

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