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Romanzo di una strage di Daniele Biacchessi

Ci sono le storie che hanno attraversato la grande Storia nelll’ultimo  film di Marco Tullio Giordana, da sempre ideatore di pellicole di forte impegno sociale come quelle su Pierpaolo Pasolini, Peppino Impastato, la Meglio gioventù. Ma questa volta le storie sono quelle del commissario Luigi Calabresi, degli anarchici Pietro Valpreda e Pino Pinelli, di Aldo Moro e la grande Storia è l’inchiesta sulla strage di Piazza Fontana, 17 morti e 200 feriti, il 12 dicembre 1969, il giorno dell’innocenza perduta.
Il film di Marco Tullio Giordana è importante per due motivi sostanziali.
E’ un omaggio appassionato alle vittime della strage di Piazza Fontana e di tutte le altre stragi della cosiddetta strategia della tensione che ha insanguinato il nostro paese dal 12 dicembre 1969 fino al 2 agosto 1980, la strage alla  stazione di Bologna, 85 morti e 200 feriti.
Giordana rende giustizia alla profonda ingiustizia che si cela dietro a quelle storie. Perchè ad oggi nessuno ha pagato per la strage di Piazza Fontana e i possibili mandanti (funzionari dello Stato, uomini dei servizi segreti, politici), restano ancora senza volto e senza nome.
Ma…c’è un ma.
Il film di Marco Tullio Giordana ripropone in modo acritico la tesi dubbiosa sulla doppia bomba sostenuta già da Paolo Cucchiarelli nel libro “Il segreto di piazza Fontana”, da cui il regista si ispira liberamente.
Quindi secondo Giordana – Cucchiarelli la strage viene  ideata dal gruppo veneto di Ordine Nuovo e la bomba viene preparata dai finti anarchici –in realtà fascisti- e consegnata a Pietro Valpreda da provocatori di cui egli si  fida in modo ingenuo.
All’anarchico viene raccontato che la bomba serve ad un attentato dimostrativo, azionata da un timer a due ore, in modo da esplodere a banca chiusa, senza fare vittime. Invece, il timer ha una corsa di soli 60 minuti per esplodere a banca ancora aperta.  Un fascista piazza a fianco a quella di Valpreda, un’altra borsa con una seconda bomba azionata a miccia.
Questa tesi, non suffragata da alcuna prova, neppure da deboli indizi, è in antitesi con ogni risultanza processuale.
Nell’ultima sentenza di Corte di Cassazione con cui si assolvono gli ordinovisti Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi e Giancarlo Rognoni, c’è scritto che le bombe fatte esplodere nel 1969,  sono tutte di destra, in particolare di Franco Freda e Giovanni Ventura, fascisti di Padova, anche se non più giudicabili dopo le assoluzioni al processo di Catanzaro.

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