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La riforma della politica di Daniele Biacchessi

La riforma della politica

di Daniele Biacchessi

I partiti del centrosinistra da tempo sono in crisi. Il loro modello è ormai in discussione perchè non solo non rappresentano gli interessi del paese, ma nemmeno di chi per anni li ha votati. Ma senza i partiti o i movimenti organizzati non si vincono le elezioni, perchè i soli movimenti di opinione, pur strumento fondamentale di stimolo e di dibattito (dal Popolo Viola ai girotondi, al movimento contro la guerra), restano purtroppo ancorati ai luoghi, agli spazi, ai tempi, soprattutto alle circostanze che li hanno costruiti.

E allora? E allora per noi che pensiamo da sempre ad una politica pulita, prima di essere travolti dal qualunquisismo e dal populismo imperanti (tipo  “sono tutti uguali”), dobbiamo ripartire dalla democrazia partecipativa. E’ la rotta da seguire per riformare in modo serio ed efficace la politica.

La democrazia partecipativa prevede il coinvolgimento diretto dei cittadini. Non si passa quindi attraverso rappresentanti eletti formalmente. Esistono strumenti di partecipazione introdotti volontariamente, altri indicati dalla normativa.

In questo nuovo sistema politico, organizzazioni della società civile e cittadini discutono su temi di forte rilevanza pubblica e costruiscono decisioni maggiormente condivise. La sintesi della sintesi della sintesi di tutte le posizioni che si presentano in modo paritetico.

E’ chiaro che il successo dipende anche dalla quantità e qualità di informazioni raccolte e scambiate e dalla capacità di ogni singolo componente della discussione di fare un passo indietro per compierne due avanti a livello collettivo.

In Italia le poche esperienze di democrazia partecipativa hanno fatto compiere piccole ma importanti rivoluzioni. Come a Milano durante la campagna elettorale per Giuliano Pisapia. I partiti fecero un passo indietro, nacquero le Officine (undici tavoli di lavoro costruirono il programma di governo), dopo la vittoria vennero poi creati comitati di zona  (strumenti di democrazia diretta a supporto dei consigli di zona, veri e propri municipi). Stessa cosa è avvenuto durante la campagna elettorale di Luigi De Magistris a Napoli e di Massimo Zedda a Cagliari. Stessa cosa dovrebbe avvenire ora a Genova, dopo la vittoria di Marco Doria alle primarie. Stessa cosa deve essere esportato in ogni ganglo della politica locale e nazionale.

Perchè le primarie di coalizione restano solo il punto di partenza di un percorso, non certamente quello di arrivo. L’utilizzo di tecnologie può fornire apporti consistenti al rafforzamento dei modelli partecipativi, in particolare quelle che rendono possibili narrazioni comunitarie e contribuiscono ad una crescita collettiva della conoscenza.

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