Radio24 | Il Sole 24 ORE

Stragi naziste, mancati risarcimenti di Daniele Biacchessi

Stragi naziste, mancati risarcimenti

di Daniele Biacchessi

29 giugno 1944. I nazisti in ritirata, accompagnati dalle brigate nere fasciste, uccidono 251 abitanti di Civitella, Cornia e San Pancrazio, piccoli borghi in provincia di Arezzo. Gli assassini sparano contro donne, uomini, vecchi, bambini, neonati, compreso il parroco del paese.

Nell’aprile 1945 finisce il conflitto. I testimoni oculari e i superstiti della strage  si presentano davanti alle autorità giudiziarie. Raccontano ogni particolare del massacro. I carabinieri annotano tutto nei verbali. Rivelano ciò che sanno
degli ufficiali nazisti responsabili degli omicidi,  i loro nomi e i cognomi.

1960.
Sono passati quindici anni dalla fine del conflitto. In Italia è terminata la ricostruzione, siamo in pieno boom economico. Il nemico dell’Occidente non è più il nazismo, ma l’Unione Sovietica. La Germania sconfitta e lacerata è divisa in due dal muro di Berlino. Le migliaia di civili e militari trucidati in Italia devono restare avvolte nell’ombra, come vittime invisibili. Così i procuratori generali militari Enrico Santacroce, Arrigo Mirabella e Umberto Borsari, il 4 gennaio 1960 emettono un decreto di archiviazione provvisoria.

Con un normale modello, lo stesso con cui i giudici archiviano il mancato accertamento degli autori di un furto di motorino, seppelliscono le inchieste su altri eccidi avvenuti in Italia tra il 1943 e il 1945 ad opera di nazisti e repubblichini: Cefalonia (9.870 morti), Spalato (749 morti), Marzabotto-Monte Sole (770 morti), Vinca (178 morti), Valla (107 morti), Padule di Fucecchio (314 morti), Fosse Ardeatine (335 morti), Piazzale Loreto (15 morti), Civitella Val di Chiana (251 morti), Castelnuovo Val Cecina (77 morti), Benedicta (147 morti), Turchino (59 morti), Duomo
di San Miniato (55 morti), Alto Reno (140 morti), Pedescala-Forni (82 morti), Nimis (33 morti), Fossoli (66 morti), Gubbio (40 morti), Bolzano (centinaia di internati nel campo di concentramento), Fivizzano (159 morti), Caiazzo e provincia di Caserta (700 morti), Valle de Biois (33 morti), Filetto (22 morti), l’eccidio de La Storta dove perdono la vita, oltre a dodici ribelli, il sindacalista Bruno Buozzi e l’ufficiale di Marina Alfeo Brandimarte il 4 giugno 1944, la fucilazione del vicebrigadiere dei Carabinieri Salvo D’Acquisto il 23 settembre 1943, e altre stragi.
Prove sepolte per mere ragioni di Stato che cancellano per decreto i crimini nazifascisti: 9.980 morti
tra i civili, 4.461 solo in Toscana.

1994. Cinquanta anni dopo.
Alcuni operai compiono lavori di ristrutturazione nel palazzo Cesi, in via degli Acquasparta, a Roma. È la sede della Procura Generale Militare. Dietro un tramezzo affiora d’improvviso la memoria italiana. Il procuratore militare Antonino Intelisano ordina l’apertura di un armadio con le ante rivolte verso il muro, chiuso a chiave, protetto da un cancello e da un lucchetto, alto 42 centimetri, largo 30. Vengono alla luce 695 fascicoli, stipati uno sull’altro. C’è un registro composto da 2.274 notizie di reato.  I verbali custodiscono i nomi dei comandanti dei soldati nazisti in ritirata che hanno colpito in centinaia di paesi e città del Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Marche, Umbria, Lazio, Campania, Liguria. Ovunque.

Si aprono finalmente le inchieste e i processi. Alcuni si chiudono in cassazione. Per la strage di Civitella,  la Germania viene ritenuta dai tribunali mandante degli assassini, per questo condannata a risarcire le parti civili. I governi tedeschi fanno ricorso e la Corte dell’Aja concende con una sentenza il blocco delle indennità.

Si tratta di un oltraggio alla memoria delle vittime, dei loro familiari, dei magistrati che hanno riaperto con i loro processi ferite mai riemarginate, soprattutto un duro colpo alla dignità e all’identità del nostro paese. Si spera in un ripensamento prima che un giorno qualcuno scriverà che quella di Civitella del ’44, come quelle di Sant’Anna di Stazzema e Marzabotto,  erano soltanto allegre scampagnate delle SS tedesche.

Condividi questo post