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Il dovere della memoria – Daniele Biacchessi

Il dovere della memoria

Daniele Biacchessi

Il 27 gennaio 1945 le truppe sovietiche entrano nella città polacca di Auschwitz e liberano gli ultimi prigionieri del campo di concentramento, dove per anni sono stati deportati, torturati e cremati centinaia di migliaia di ebrei, oppositori politici, rom, omosessuali, militari.

La scoperta di Auschwitz e le testimonianze dei sopravvissuti fanno emergere per la prima volta lo sterminio pianificato di almeno sei milioni di vite umane nei campi dell’orrore del regime nazista disseminati in Germania e in Polonia, ma anche in Italia come  a Fossoli, Bolzano, Risera di San Sabba a Trieste.

Da quel giorno il 27 gennaio ha un valore simbolico forte, condiviso.

In Italia, con la legge 211 del 20 luglio 2000, viene istituito il Giorno della memoria. Si offre la possibilità ad amministrazioni pubbliche, associazioni, cittadini riuniti in comitati di organizzare manifestazioni, convegni, conferenze, spettacoli di ogni tipo. Nell’articolo 1 sono racchiusi i valori fondanti di un impegno civile, democratico. I valori dell’antifascismo. E’ il dovere della memoria.

“La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali e  la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati”.

Ma sull’ Europa e sull’Italia afflitta dalla più grave crisi economica dal dopoguerra ad oggi,  incombe un pericolo assolutamente sottovalutato dalle istituzioni nazionali e internazionali. E’ il risorgere in più parti d’Europa di gruppi e partiti che si ispirano apertamente alle teorie naziste e fasciste.

Il caso più grave è l’attacco attuato dal terrorista di destra Anders Behring Breivik, il 22 luglio 2011, contro il quartier generale del governo norvegese a Oslo,  contro il campeggio estivo della Gioventù laburista, contro la popolazione civile. 80 morti, decine di feriti.

In Gran Bretagna il British National Party è stimato intorno al 6,2% del corpo elettorale. In Germania l’NPD, Partito Nazionale Democratico tedesco, raccoglie 5mila iscritti e nella sola Sassonia raccoglie consensi intorno al 9.2%. In Francia il Front National di Le Pen cresce di elezione in elezione. In Ungheria, il principale partito di estrema destra Jobbik  alle elezioni europee del 2009 ha ottenuto il 14,7% e 3 seggi a Strasburgo. Gruppi neonazisti operano in tutta la Germania, in Estonia, Lituania, Olanda, Svezia, Norvegia. Hanno le loro divise, i loro raduni, le band di rock che cantano i loro inni, si fanno fotografare con svastiche naziste davanti all’ingresso del campo di concentramento di Dachau, incitano stragi contro oppositori politici, ebrei e magrebini sul profilo di Facebook del terrorista Breivik, ineggiano al ritorno del Terzo Reich, fanno saluti romani.

E in Italia? L’estrema destra italiana è composta da gruppi e correnti molto diverse, alcuni attivi, altri disciolti. C’è il Movimento Sociale Fiamma Tricolare, c’é La Destra di Francesco Storace, ci sono i gruppi del nuovo fascismo, i fanatici della destra radicale xenofoba e razzista come Forza Nuova, Casa Pound, Movimento Fascismo e Libertà, Militia, Movimento Idea Sociale.

La vera emergenza è la deriva di alcuni militanti. Gianluca Casseri, il killer dei due senegalesi uccisi a Firenze il 13 dicembre 2011, frequentava abitualmente le sedi toscane di Casa Pound. Anche in Italia il pericolo di un ritorno della violenza xenofoba è a dir poco sottovalutato. Come sono ritenute mero folklore i deliri quotidiani dell’eurodeputato leghista Mario Borghezio che definisce eroi il criminale internazionale Mladic e il terrorista norvegese Anders Behring Breivik, che nega sia mai esistita la strage di Sebrenic, che ineggia all’eroismo di Gheddafi. Borghezio parla dai microfoni della radio, partecipa a surreali dibattiti televisivi, detta le sue dichiarazioni ai giornalisti delle agenzie e dei quotidiani che lo stanno ad ascoltare. Ma non basta essere un eurodeputato per ottenere tutta questa attenzione dei media. In un paese dove la democrazia è stata conquistata al prezzo di tante vite umane, non ci può essere spazio per simili utili idioti.

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