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Un sogno – Daniele Biacchessi

Un sogno

Daniele Biacchessi

Stanotte ho sognato di vivere in un paese normale.

I giornalisti erano liberi di scrivere articoli liberi e le loro inchieste, se i fatti venivano verificati e provati, potevano perfino mettere l’impeachment ad un Presidente del Consiglio.

Un parlamentare prendeva 5mila euro al mese e la sua poltrona durava il mandato di una legislatura, cinque anni, poi a casa. E questo accadeva anche per i presidenti di regione e per i sindaci.

I mafiosi stavano in carcere non in Parlamento e gli veniva applicato il 41 bis. A tutti, nessuno escluso.

Nel sogno tutti i commercianti ti davano lo scontrino, anche per un caffè da un euro. E ti davano lo scontrino o la fattura pure avvocati, idraulici, carrozzieri, meccanici, elettricisti, carpentieri, dentisti, medici.

I commercialisti non inducevano i loro clienti ad evadere le tasse, ad esportare capitale illegalmente all’estero. Anzi li obbligavano a denunciare i capitali al fisco. Anche il commercialista emetteva fattura.

In quel paese normale non esistevano condoni edilizi,  gare di appalto truccate, eco mostri,  finti ciechi, finti invalidi, finti storpi, finti anziani, finti matti, finti pensionati,  diplomi e  lauree comprati, carriere comprate, esami comprati, concorsi fasulli organizzati da giurie fasulle che hanno già in tasca i nomi dei vincitori, consigli comunali commissariati per mafia, imprenditori che parcheggiano in una spiaggia il proprio elicottero.

Non c’erano macchine in sosta in terza fila, non c’erano persone trafelate che correvano verso la macchina e dicevano al vigile che li stava multando: “sono arrivato da un minuto, dovevo comprare un pacchetto di sigarette”.

Le città erano a misura di bambino, tutti si guardavano e si salutavano sorridendo, facevano la fila alle poste in ordine senza passare davanti ad altri, aiutavano i più deboli.

I conduttori della radio e della televisione non avevano tessere di partito in tasca,  neppure gridavano contro i loro ascoltatori, offendevano i loro ospiti, organizzavano sscenette da avanspettacolo di ulktimo livello.In radio e in televisione i conduttori parlavano solo dopo essersi documentati. E non leccavano il culo al potente di turno, mettendo magari in difficoltà l’ospite o l’ascoltatore più debole. Soprattutto quando sbagliavano chiedevano scusa pubblicamente e se ne andavano a casa.

Poi mi sono svegliato, di colpo, sarà stata una sirena, ho acceso la tv e ho capito che avevo solo sognato.

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