Radio24 | Il Sole 24 ORE

Scontri a Roma, un brutto film già visto- Daniele Biacchessi

Scontri a Roma, un brutto film già visto
Daniele Biacchessi

Sabato 15 ottobre ero a Roma. Al Museo della Liberazione di via Tasso, il luogo in cui le SS di Erick Pireibke e Herbert Kappler torturavano gli antifascisti, era in programma il mio spettacolo “Orazione civile per la resistenza”.
Era un onore per me raccontare le storie partigiane in un posto così simbolico, importante per la storia italiana. Alla fine lo spettacolo non si è fatto.
Sono arrivato a Roma in treno.
C’erano decine e decine di migliaia di persone nel piazzale della stazione Termini che si stavano preparando alla manifestazione.
Conosco i cortei, ne ho raccontati tanti in 35 anni della mia carriera giornalistica.
Le persone mi sembravano provenire da ogni parte d’Italia: operai, impiegati, studenti, disoccupati, precari, professionisti.
Gente di ogni tipo, famiglie con bambini nei passeggini e la bandiera della pace.
Ho un occhio particolare durante le manifestazione. Sarà l’abitudine professionale, ma c’era qualcosa che era fuori posto, qualcosa di strano. In via Filippo Turati i carabinieri bloccavano la strada e uomini in borghese con i caschi agitavano i manganelli verso ignari passanti.
“Presto, sgomberare, via via”.
Ragazzotti con caschi sugli zaini scendevano dai treni e si mischiavano al corteo.
Nessuno li controllava, nessuno chiedeva loro cosa ci facessero dei caschi sopra zainetti di gente che arrivava in treno, senza motorini al seguito.
Si notavano movimenti strani di gruppetti organizzati che confluivano nel corteo e poi si distanziavano come per prendere spazio, per marcare la differenza.
Gruppi organizzati alla guerriglia.
Ma chi erano?
L’ala dura della autonomia, ultrà degli stadi, destra radicale.
Si, avete letto bene, fascisti.
Un cosiddetto black bloc intervistato lunedì da Carlo Bonini di Repubblica descrive la struttura del servizio d’ordine in azione a Roma come “disposta a falange”.
Per delineare una struttura militare usa la parola “falange”, ed è un fatto strano.
Sta di fatto che sabato 15 ottobre in via Cavour c’è stato il primo assalto dei neri che si è concluso con la tonnara di piazza San Giovanni.
Le forze dell’ordine non hanno impedito che  i neri si mischiassero con la gran massa dei pacifici indignati.
Gli utili idioti, aiutati da agenti provocatori della strategia della tensione, hanno potuto scorrazzare per il centro della città, senza alcun servizio d’ordine organizzato dai leader del movimento, senza alcuna garanzia per il corteo da parte delle forze dell’ordine.
Mi pare un brutto film già visto molte volte nella storia del Paese, un B movie stile horror.
L’operazione si chiama “destabilizzare per stabilizzare”.
Creare un clima di violenza per alzare il livello di tensione.
Così qualcuno chiede leggi speciali, inasprimento delle pene, fino a minare le più elementari garanzie e i diritti politici e civili scritti nella nostra Costituzione.
La tecnica è ormai collaudata come ricorda Corrado Guerzoni, stretto collaboratore di Aldo Moro, nella sua teoria dei cerchi concentrici.
“Per cerchi concentrici ognuno sa che cosa deve fare. Non è l’onorevole X che dice ai servizi segreti di andare l’indomani mattina a Piazza Fontana a mettere la bomba. Al livello più alto si dice che il paese va alla deriva, che i comunisti finiranno per avere il potere. Al cerchio successivo si dice: guarda che sono preoccupati. Che cosa possiamo fare? Dobbiamo influire sulla stampa. Così si va avanti sino all’ultimo livello, quello che dice: ho capito, e succede quello che deve succedere. Ognuno non ha mai la responsabilità diretta. Se lei  va a dire a questo ipotetico onorevole che lui la causa di Piazza Fontana, le risponderà di no. In realtà, è avvenuto questo processo per cerchi concentrici”.

Oggi come allora lo slogan è “isolare i provocatori”.

Condividi questo post