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Il segreto di Pisapia – Daniele Biacchessi

Il segreto di Pisapia

Daniele Biacchessi

Giuliano Pisapia è soprattutto un uomo perbene, uno che ha passato gran parte della sua esistenza a fianco dei più deboli e degli emarginati, come avvocato e come politico.
Non è facile restare se stessi in politica, in un periodo dove apparenza, menzogna, arroganza sembrano prevalere, vivendo a Milano, dove i sogni sono vietati per legge. Ma Pisapia possiede una grande dote: sa ascoltare i bisogni delle persone. E lo ha dimostrato in questa lunga, difficile, estenuante, campagna elettorale amministrativa.
Per avere successo in politica bisogna essere radicati nel territorio.

E il territorio di Milano è molto grande e frammentato.

Così Pisapia ha corso la sua gara a pieni polmoni, recandosi personalmente in centinaia di luoghi dimenticati, spesso ai confini della città, dove le piccole cose della politica si fanno davvero: circoli culturali, associazioni che combattono le mafie, comitati di quartiere centri sociali per giovani e anziani.

In questi mesi Pisapia ha ascoltato i dubbi, le lamentele, i sogni e le speranze dei cittadini milanesi .

E’ la straordinaria esperienza delle Officine che hanno coinvolto centinaia di persone divise in undici tavoli tematici:città metropolitana, comune modello, finanza civica, nuovo sviluppo economico, città dei diritti, coesione sociale, legalità, scuola e senso civico, università ricerca e innovazione, industria culturale e distretto della creatività, città internazionale.

Pisapia ha ascoltato, dunque, che in politica è già un’arte. Ciò è avvenuto ovunque, nelle periferie come nel centro.

Decine e decine di incontri pubblici: una sedia, un taccuino, tanta pazienza, e una spiccata propensione alla sintesi e al pragmatismo. E il voto lo ha premiato soprattutto nelle periferie. L’idea di trasformare i vecchi consigli di zona in municipi sull’esempio romano è piaciuta a molti.

Pisapia ha inoltre offerto un progetto culturale di elevata modernità, ideato da almeno 300 persone impegnate nell’Officina della Cultura, forse la più virtuosa e poliedrica di quelle nate a Milano a sostegno della sua candidatura.

Ciò che ha in mente Pisapia è un vero e proprio sistema culturale che si ispira a modelli illustri e virtuosi: La Friche di Marsiglia, Casa degli artisti di Milano, Idea Store di Londra, Fabbrica Europa di Firenze, Kunstwerk di Colonia, Foresta Nascosta di San Giuliano Milanese, Casa Encendida di Madrid, Ufa Fabrik di Berlino, Nuovi Committenti di Torino.

Pisapia ha intercettato i bisogni di talenti artistici importanti che a Milano non trovano più spazio da almeno vent’anni, nonostante i successi nazionali e internazionali.
Partendo dai bisogni, Pisapia ha saputo parlare soprattutto ai più giovani.

Ne sono un esempio quelle migliaia di ragazzi che hanno partecipato al concerto davanti alla stazione centrale con Subsonica, Aftherhours, Dente, I Ministri, Casino Royale.
Infine Pisapia ha convinto un pezzo di società civile moderata come quella riunita intorno alla figure di Piero Bassetti, Marco Vitale, Salvatore Bragantini.

Per chi racconta storie come me, Pisapia è più un narratore che un politico politicante, uno che trasforma le parole in emozioni.

Ora dovrà tradurre i sogni in realtà. E’ il compito più arduo dopo vent’anni di affarismo senza valori.

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