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Fausto e Iaio – Valerio Verbano. Una strategia per due esecuzioni

Le inchieste di “Italia in controluce”

Fausto e Iaio – Valerio Verbano. Una strategia per due esecuzioni

Daniele Biacchessi

Pochi mesi fa è stata riaperta l’inchiesta sull’omicidio di Valerio Verbano avvenuto a Roma, il 22 febbraio 1980.

L’assassinio di Valerio Verbano è strettamente collegato al duplice omicidio di Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci, avvenuto due anni prima, il 18 marzo 1978, a Milano.

Molte le similitudini già evidenziate nel mio libro “Fausto e Iaio” (Baldini Castoldi 1996), e nel dossier del centro di documentazione Valerio Verbano “Milano 18 marzo 1978: Fausto e Iaio, Roma 22 febbraio 1980:Valerio Verbano. Una strategia per due esecuzioni”, scritto dallo s torico e sociologo Valerio Marchi nel 1997.

Veniamo ai fatti.

Fausto  Tinelli e Lorenzo Iannucci vengono uccisi a Milano, in via Mancinelli da tre killer provenienti da Roma. L’assassino spara 8 colpi con una pistola Beretta 7,65, utilizza un sacchetto di plastica per trattenere i bossoli. L’omicidio è riconducibile secondo il giudice Guido Salvini e il Gup Clementina Forleo che archivia l’inchiesta, agli ambienti della destra eversiva di Roma.

Valerio Verbano viene assassinato a Roma nella sua abitazione nel quartiere Montesacro, davanti agli occhi dei genitori. Per ucciderlo il killer utilizza una pistola calibro 38 Smith&Wesson, ma uno dei componenti del commando dimentica una pistola Beretta 7,65 durante la colluttazione con il ragazzo.

Fausto Tinelli, Lorenzo “Iaio” Iannucci” e Valerio Verbano sono impegnati da mesi in un lavoro di controinformazione a Milano e Roma. Fausto e Iaio cercano prove e indizi sul traffico di droga gestito da ambienti della destra eversiva con la criminalità organizzata.Valerio Verbano  compila un voluminoso dossier di quasi 400 pagine (ora ritrovato dai carabinieri del Ros dopo 31 anni), con i nomi di tutti gli appartenenti ai NAR, Nuclei Armati Rivoluzionari, e a Terza Posizione che operano tra il ’78 e l’80 nei quartieri romani.

Entrambi gli omicidi vengono rivendicati da sigle riconducibili alla destra eversiva romana, in particolare ai NAR: Brigata Franco Anselmi” per Fausto e Iaio, “Nuclei Armati Rivoluzionari, avanguardia di fuoco” per Valerio Verbano.

Sia per Fausto e Iaio che per Valerio Verbano le prime versioni delle questure vanno nella direzione di un regolamento di conti all’interno dello spaccio della droga (Fausto e Iaio), degli ambienti della sinistra (Valerio Verbano). Inoltre spariscono numerosi reperti dagli Uffici corpi di reato dei  tribunali di Milano e di Roma: un berretto blu ritrovato vicino al corpo senza vita di Lorenzo Iannucci, un cappello e un passamontagna degli assassini rinvenuti nella casa di Valerio Verbano  .

Il giudice Guido Salvini, titolare dell’inchiesta su Fausto e Iaio, nel 1997 dispone una comparazione tra il proiettile  ritrovato in via Mancinelli e la pistola 7,65 dimenticata dai killer nell’ abitazione di Valerio Verbano. Ma la pistola non è più presente nell’Ufficio Corpi di reato di Roma.

Solo nel 2005, dopo un’indagine interna disposta dal procuratore capo della Repubblica Giovanni Ferrara, si scopre che pistola, silenziatore, due bossoli si trovano invece all’Ufficio corpi di reato di Palermo, perchè i magistrati siciliani l’avevano richiesta per accertamenti sulla morte dell’esponente democristiano Piersanti Mattarella. I reperti vengono poi trasferiti da Palermo a Roma e in questi giorni sono oggetto d’indagine degli inquirenti titolari dell’inchiesta sulla morte di Valerio Verbano. Ma ad oggi nessuna comparazione è stata fatta tra il proiettile calibro 7,65 ritrovato in via Mancinelli e la pistola calibro 7,65 dimenticata dai killer nell’ abitazione di Valerio Verbano.

Sempre sull’arma utilizzata per uccidere Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci cito un passaggio determinante dell’inchiesta del Giudice Guido Salvini nel documento del 14 luglio 1997 in cui trasmette gli atti del processo alla procura della Repubblica di Milano, sostituto procuratore Stefano D’Ambruosio.

“I bossoli esplosi durante l’agguato, mai rinvenuti, furono certamente raccolti in un sacchetto applicato dagli attentatori alle armi per impedirne il recupero.Anche tale espediente era tipico del modus operandi dell’area F.U.A.N. – N.A.R. (cfr. interr. SORDI, 23.11.1990).La perizia balistica ha evidenziato che i due giovani furono uccisi con armi piuttosto vecchie probabilmente Beretta mod.34 con l’originaria canna cal.9 cambiata con una canna cal.7,65, o Beretta mod.35.Tali armi corrispondono al tipo di dotazione logistica di cui l’area F.U.A.N. – N.A.R. disponeva sino all’inizio del 1979 quando, a seguito di rapine in armerie, furono acquisite Beretta mod.70 e altre armi più moderne ed efficienti (cfr. interr. SORDI, 23.11.1990 e Cristiano FIORAVANTI, 27.6.1990.”

Per il giudice Guido Salvini c’è una somiglianza tra le striature dei proiettili che uccidono Fausto, Iaio e Valerio.

Per questi e numerosi altri elementi l’indagine su Fausto e Iaio andrebbe subito riaperta.

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