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Storie di unità d’Italia – Daniele Biacchessi

Storie di unità d’Italia
Daniele Biacchessi

Luglio 1941.
Accanto ai tedeschi e contro i sovietici, Mussolini invia il Corpo di Spedizione Italiano in Russia: 58.800 soldati, 2.900 ufficiali che si portano dietro pezzi di artiglieria da campagna, anticarro, contraerei, automezzi di ogni tipo.
Viene schierato nell’Ucraina meridionale alle dipendenze del Gruppo di Armate Sud germanico.
Il Corpo di Spedizione Italiano in Russia è impegnato intorno a Kiev, lungo i fiumi Donetz e Mius.
Nel giugno 1942 passa sotto il comando della 17esima Armata tedesca e nel luglio diventa parte dell’Armir, Armata Italiana in Russia.
Già a settembre dello stesso anno, lo sforzo militare del regime fascista è impressionante: 230.000 uomini, 150.000 schierati in prima linea contro i sovietici, accanto ai nazisti.
L’Armir viene destinata alla protezione del fianco sinistro delle truppe impegnate nella battaglia di Stalingrado, oggi Volograd.
È un conflitto strategico per il controllo della regione tra i fiumi Don e Volga.
In particolare l’Armir si schiera lungo il bacino del Don.
Tra novembre e dicembre 1942, l’Armata Rossa lancia una potente offensiva contro le armate italiane, tedesche, rumene e ungheresi.
I sovietici impiegano truppe corazzate, sfondano le linee italiane, annientano la fanteria.
Dal 17 gennaio 1943 inizia la dolorosa e umiliante ritirata dell’Armir.
I soldati lasciano i luoghi di battaglia e si avviano alla lunga marcia, tra temperature impossibili (fino a 45 sotto zero), bufere e vento, incursioni frontali dei sovietici e dei partigiani nelle retrovie.
È la prima rotta dell’esercito italiano.
Dei 58.000 alpini partiti ne tornano solo 11.000: 25.000 vengono uccisi sulle rive del Don, 60.000 muoiono nei campi di prigionia e di concentramento.

Scriveva Mario Rigoni Stern:
“……..Vediamo soldati russi che se ne vanno. Non sembra una vera battaglia. La pesante non spara nemmeno un colpo. Noi siamo più in alto e vediamo tutto. Raggiungiamo le prime isbe e aggiriamo il paese. Troviamo un branco di oche che strepitano. Ne acciuffiamo alcune; e tiriamo loro il collo e ce le portiamo in spalla tenendole per la testa. E’ stata per le oche la battaglia. Dal centro del paese dove c’è la chiesa, gridano adunata. E’ già finito tutto. Andando in direzione della chiesa vediamo dei camion abbandonati di marca americana, vi sono anche dei cannoni piazzati con le munizioni accanto. Strano che i russi abbiano tanta artiglieria in un piccolo paese. Ma perché non hanno sparato? Era un caposaldo ben munito. Stanotte la colonna è passata sull’orlo della muraglia che sovrasta il paese. E’ stato là che io mi sono addormentato sulla neve. Non ci hanno sentiti. Eravamo veramente ombre.”

Alpini sardi, siciliani, pugliesi, lucani, campani che combattono a fianco di alpini veneti, friulani, lombardi, piemontesi.
Quelli che sono tornati, pochi, solo 11000, dopo l’8 settembre 1943 si sono dati alla macchia, sono saliti lassù in montagna tra i partigiani, pronti a combattere tedeschi e repubblichini.
Sono storie di unità d’Italia.
Quelle che in questi giorni nessuno mai racconterà.

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