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Risiera di San Sabba, una storia di memoria. – di Daniele Biacchessi

Risiera di San Sabba, una storia di memoria.

Daniele Biacchessi

1943. Trieste è zona di frontiera, occupata dai nazisti. L’ex stabilimento per la pilatura del riso del rione di San Sabba si trasforma in Stalag 339, un enorme campo di prigionia provvisorio per i militari italiani catturati dopo l’8 settembre. A ottobre diventa un Polizeihaftlager, un campo di detenzione di polizia.

A San Sabba sono visibili le celle per la detenzione ed eliminazione di ostaggi, partigiani, ebrei, un grande deposito dei beni razziati. Nel sottopassaggio, sulla sinistra trovi quella che viene chiamata “cella della morte”. I prigionieri vengono catturati nei rastrellamenti, tradotti dalle carceri, poi uccisi e cremati nel giro di poche ore.

Nelle diciassette cellette dell’edificio a tre piani vengono ristrette fino a sei persone. Nelle prime due gli aguzzini nazisti si esercitano in ogni tipo di tortura; le porte e le pareti sono ricoperte di graffiti e scritte. Nel successivo edificio a quattro piani vengono rinchiusi, in ampie camerate, ebrei, prigionieri civili e militari, pronti per la deportazione nei campi di sterminio di Dachau, Auschwitz, Mauthausen. Nel cortile interno, proprio davanti alle celle, c’è l’edificio destinato alle eliminazioni con il forno crematorio.

Quante sono le vittime?

Nella Risiera di San Sabba i nazisti eliminano alcuni dei quadri migliori della Resistenza e dell’antifascismo: triestini, friulani, istriani, sloveni e croati, militari, ebrei. 3-4-5.000 persone.

Chi ha pagato per questi crimini in tempo di guerra?

Al processo per i crimini della Risiera di San Sabba il banco degli imputati è rimasto vuoto: molti erano stati giustiziati dai partigiani, altri deceduti per cause naturali. August Dietrich Allers è morto nel marzo 1975, Joseph Oberhauser è rimasto a vendere birra a Monaco. La giustizia italiana non ne ha chiesto l’estradizione in quanto gli accordi italo-tedeschi che regolano questo istituto si limitano ai crimini successivi al 1948. Il processo si è concluso con la condanna dell’Oberhauser all’ergastolo. Il criminale nazista è deceduto all’età di 65 anni il 22 novembre 1979.

A cosa è servito tutto questo?

Sul processo per crimini alla Risiera di San sabba, scrive Simon Wiesenthal:

“Non è solo un’esigenza di giustizia, ma anche un problema educativo. Tutti devono sapere che delitti come questi non cadono sul fondo della memoria, non vengono prescritti. Chiunque pensasse ad un nuovo fascismo deve sapere che, alla fine, sarà sempre la giustizia a vincere. Anche se i mulini della giustizia macinano lentamente”.

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