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L’Aquila, la ricostruzione mancata- Daniele Biacchessi

L’Aquila, la ricostruzione mancata

di Daniele Biacchessi

E’ l’aprile 2009. Da settimane la terra trema in Abruzzo. Scosse inferiori al terzo grado della scala Richter  si susseguono ininterrotte dal dicembre 2008 all’Aquila, a Sulmona, e in centinaia di piccoli paesi di montagna.

Il 6 aprile alle 3,32 crolla il centro dell’Aquila, cadono uno dopo l’altro i monumenti architettonici più importanti abruzzesi, gli edifici. 308 morti, 1600 feriti, 200 gravissimi.

48 ore dopo la scossa principale, si registrano altre 256 scosse. Gli abitanti dell’Aquila vagano per le strade di ciò che resta della città antica come in un film dell’orrore, dormono in macchina, lontano, dove possono, dove c’è possibilità.

Cosa si è fatto a distanza di un anno e mezzo dal terremoto?

L’Osservatorio sul Doposisma della Fondazione Mida,  pubblica una analisi comparativa tra i terremoti italiani da quello dell’Irpinia del 1980 a quello dell’Aquila del 2010. Dallo studio «Trent’anni di terremoti italiani- Analisi comparata sulla gestione delle emergenze» a cura di Stefano Ventura, emerge che il terremoto dell’Irpinia, nel 1980, costò allo Stato 7.889 euro per ogni senzatetto (col dovuto cambio da lira ad euro). Ventinove anni dopo, per l’Abruzzo sono stati spesi 23.718 euro a sfollato (fino al settembre 2010).

Ma restano i dubbi. Sabato 20 novembre venticinquemila  persone hanno chiesto la ripulitura dalle macerie e la ricostruzione del centro storico completamente distrutto. Più volte in questi mesi i cittadini dell’Aquila hanno inscenato forme di protesta anche eclatanti, come quando, armati di carriole e vanghe, hanno iniziato il lavoro che gli organi istituzionali preposti alla protezione Civile hanno più volte promesso, e mai mantenuto.

L’Aquila ha chiamato l’Italia, dichiarano gli organizzatori, “anche perché le tante emergenze del nostro Paese non sono solo questioni locali, ma ci parlano di un modo di governare il Paese. Un modo per cui emergenze e commissariamenti sono utilizzati per imporre scelte dall’alto e per derogare alle leggi, favorendo di fatto speculazioni e gruppi di potere clientelari e portando alla devastazione interi territori”.

I cittadini dell’Aquila in sostanza temono che le fibrillazioni politiche nella maggioranza e nel Governo distolgano nei prossimi mesi l’attenzione del Paese alla ricostruzione della loro città.

E i prossimi mesi saranno i più duri per la gente dell’Aquila perchè l”inverno non fa sconti da quelle parti.

Non lasciamoli soli.

22 novembre ore 13,30 “Italia in controluce” Speciale sulla mancata ricostruzione e sulla vita dei cittadini dell’Aquila di Sabrina Pisu.

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