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Napoli. Storie di monnezza

Dalla nostra inviata a Napoli

Raffaella Calandra

“‘Sta monnezza dappertutto. Noi non ce la facciamo più”. Colline spuntano nei vicoli. Diventano massici in periferia, ma vette isolate le incontri qua e là, pure nel centro storico. Il Maschio Angioino sullo sfondo, la nuova monnezza per strada: le cornici più gettonate dai clic dei turisti.

Entra fin nel cuore di Napoli l’ultima emergenza rifiuti, preceduta da una scia di lezzo. E città e provincia avanzano sull’orlo di un baratro, che rischia di essere peggiore del precedente. Attaccati ad un equilibiro che salta ad gni tonnellata fuori posto. Così si torna a parlare di navi verso la Spagna, così tornano i roghi dei casonetti nel centro storico, e le tensioni crescenti.

“Hanno rotto i vetri dell’auto della polizia. Qui il rischio guerriglia non si è mai assopito”. Gennaro langella è il sindaco di Boscoreale, comune del vesuviano, che ha subito un’aggressione dopo un acceso consiglio comunale sui rifiuti. Tre bombe sono state trovate anche a Terzigno: le scene delle molotov alla rotonda Panoramica potrebbero rispetersi, perché la tensione è altissima, infiammata dal passaggio dei compattatori, dalle analisi sull’inquinamento di Cava Sari e dall’insofferenza dei cittadini che vedono aumentare a vista d’occhio i rifiuti.

“Avere sotto la finestra, un vesuvio di spazzataura e pagare 410 l’ano di tassa, è ingiusto. Presto cominceremo a fare lo sciopero della Tarsu”, dice un gruppo di cittadini,trovando riparo in un angolo della strada, mentre le auto a loro volta fanno lo slalom tra i cumuli di monnezza. A Piazza Municipio, i turisti sbarcano dalle navi crociera. Si incantano davanti alle bellezze della vecchia Partenope, ma scuotono la testa davanti ai cumuli dei rifiuti. Qui, c’è già aria natalizia e la folla già intasa i decumani. In via San Gregorio Armeno, la celebre via dei pastori, gli artigiani si rimboccano leteralmente le maniche, per cercare per quanto possibile di scongiurare un nuovo disastro. “Spesso raccogliamo noi i rifiuti, l’altra volta con l’emergenza abbiamo perso il 40% dei guadagni”, calcolano. Sulle bancarelle, c’è ancora la vecchia statuetta di Silvio Berlusconi con la bacchetta magica, in mezzo a cumuli di sacchetti. “Ma ora il miracolo è svanito, e devo pensare ad un altra statuetta”, sorride un artigiano. La situazione è critica: I numeri della crisi, l’assessore all’igiene di Napoli, Paolo Giacomelli, li scrive su un foglietto: “la provincia sta cercando un posto dove fare una discarica, ma Napoli ha solo il 3% del terreno valido e a febbraio chiuderà anche l’unica discarica operativa, a Chiaiano”. “Ci vorrebbe un miracolo”, sospirano i napoletani. Ma sotto al Vesuvio, l’unico prodiglio a cui si crede è quello di San Gennaro. “Scioglie solo il sangue, con la monnezza non fa miracoli”, è il mantra ripetuto con rassegnata malinconia.

Qui, ( https://www.radio24.ilsole24ore.com/blog/calandra/?p=641) sul blog di Raffaella Calandra, le foto scattate a Napoli

Lunedì 22 novembre reportage di Raffaella calandra a “Italia in controluce”

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