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161021 Effetto giorno La guerra silenziosa italiana contro Isis

161021 Effetto giorno

 

La guerra silenziosa italiana contro Isis

 

L’analisi di Daniele Biacchessi

 

 

 

Ogni missione militare all’estero dovrebbe avere il voto decisivo del nostro Parlamento.

E’ così, lo prevede la nostra Costituzione.

In Iraq, sembra che questa regola d’ingaggio si sia aggirata.

L’Italia schiera circa 1.400 militari.

Sono dislocati tra la Diga di Mosul (500 bersaglieri), il centro di addestramento delle forze curde e il reparto elicotteri a Erbil (500) e della polizia irachena a Baghdad (120 carabinieri) e gli aeroporti kuwaitiani con 220 militari dell’aeronautica.

Sempre in Iraq sono operativi oltre un centinaio di incursori delle forze speciali, assegnati anche al supporto delle forze curde e irachene come consiglieri militari.

Cosa vuol dire? Vuol dire che i nostri incursori avrebbero il compito delicato di recuperare militari curdi o iracheni rimasti isolati o feriti.

E’ una missione decisamente umanitaria che cela però una azione di conflitto, perché le operazioni di recupero vengono effettuate con lancio di missili e pallottole, quindi guerra vera e propria.

Sono questi guerrieri delle nostre forze speciali che in queste ore potrebbero essere stati coinvolti direttamente nell’offensiva.

Certo, solo pochi giorni fa il ministro della Difesa Roberta Pinotti aveva assicurato che le forze militari italiane in Iraq non prendono parte all’azione in atto contro lo Stato Islamico a Mosul. Ma le cose potrebbero essere cambiate nelle ultime settimane.

Insomma forse l’Italia è in guerra, ma non si può dire.

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