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” La mafia e il 41 bis” – L’analisi di Daniele Biacchessi

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” La mafia e il 41 bis”

L’analisi di Daniele Biacchessi

 

Se c’è l’accordo lo eliminiamo. I carabinieri sentono questa frase mentre stanno ascoltando le conversazioni di due boss del mandamento di Corleone, il cuore di Cosa nostra in Sicilia.
Ma chi voglio uccidere i due mafiosi? Il ministro dell’Interno Angelino Alfano per aver inasprito il 41 bis, il carcere duro per gli appartenenti alle cosche.
In sostanza i due criminali sostengono di aver sostenuto Forza Italia, dunque anche Alfano, ma di essere stati in qualche modo traditi. “Chi l’ha portato qua con i voti degli amici? E’ andato a finire la’ con Berlusconi e ora si sono dimenticati tutti”.
Come accadde nell’estate del 1993, nei giorni delle stragi di via Palestro a Milano, di via Georgofili a Firenze, delle bombe contro il Velabro, Laterano e di via Fauro a Roma, la mafia oggi ha paura ancora del 41 bis, perché è un regime carcerario che non permette la trasmissione di ordini tra detenuti e chi sta fuori, che riduce al minimo la libertà dei boss costretti ad accettare loro malgrado un ruolo di secondo piano nell’organizzazione.
Se due boss di Corleone intendono uccidere un ministro dell’Interno, vuol dire che Cosa Nostra ha scelto la linea della guerra allo Stato. Un segnale che di questi tempi non è certamente da sottovalutare.

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Ultimi commenti

  • Lorenzo Pellegrini 25 agosto 2016 / ore 06:56

    Vuol dire anche un’altra cosa, che sapevamo già: il 41bis fa paura ai mafiosi ed è uno strumento efficace, se funziona.