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Le carte di Mafia Capitale – L’analisi di Daniele Biacchessi

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Le carte di Mafia Capitale

L’analisi di Daniele Biacchessi

 

 

Quali sorprese possono ancora giungere dalle migliaia e migliaia di carte del processo Mafia Capitale?

A differenza di Massimo Carminati e Salvatore Buzzi, i veri capi della mafia romana, Luca Odevaine, ex vice capo della segreteria di Walter Veltroni ha collaborato con la giustizia. E dai suoi lunghi interrogatori con gli investigatori emergono particolari importanti.

“La destra non aveva soggetti economici di riferimento, dunque l’amministrazione Alemanno, nel giro di qualche anno, individuo’ nel ‘sistema Buzzi’ il riferimento nel settore del sociale per l’aggiudicazione dei lavori”, sostiene Odevaine il 15 ottobre scorso davanti al pm paolo Ielo.

E ancora.  “Di 500 licenze rilasciate, 430 erano tutte intestate a membri della famiglia Tredicine-Falasca che, fino all’avvento di Giordano Tredicine al consiglio comunale, finanziava tutta la politica romana”.

Odovaine è un fiume in piena.

Dichiara che Umberto Marroni, nella sua qualità di capo dell’opposizione Pd all’epoca dell’amministrazione Alemanno, aveva chiuso con il sindaco un accordo in forza del quale ciascun consigliere comunale aveva a disposizione una somma, originariamente quantificata in 400 mila euro da destinare a iniziative di suo interesse.

Assicura che nessuna tangente venne presa dall’attuale Governatore della Regione Lazio Nicola Zingaretti, che Totti venne minacciato e pagava in nero vigili urbani per ottenere una scorta privata, di aver sentito parlare di una tangente per la costruzione di un complesso edilizio alla Bufalotta.

Al momento l’uomo più loquace della banda pare Luca Odevaine.

Cosa accadrebbe se Carminati e Buzzi cambiassero la loro strategia difensiva e iniziassero a collaborare?

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