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Il processo alla banda di Carminati e Buzzi – L’analisi di Daniele Biacchessi

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Il processo alla banda di Carminati e Buzzi

 

L’analisi di Daniele Biacchessi

 

 

Lo snodo centrale su cui si poggia l’accusa nel processo Mafia Capitale contro i componenti della banda di Massimo Carminati e Salvatore Buzzi è l’associazione di stampo mafioso.

Su questo tipo di reato si giocherà l’intero svolgimento delle udienze, dal 5 novembre fino al verdetto finale.

Il procuratore aggiunto Michele Prestipino e i sostituti Paolo Ielo, Luca Tescaroli e Giuseppe Cascini dovranno provare se il gruppo criminale romano costituisce una vera e propria mafia autonoma in contatto con le altre mafie storiche che operano nella Capitale oppure una banda di criminali non in associazione tra loro.

Nel processo saranno contestati anche altri reati come corruzione, turbativa d’asta, usura ed estorsione.

La linea difensiva invece tenderà a smontare pezzo dopo pezzo il volume impressionante di milioni di pagine di intercettazioni ambientali, telefoniche, investigazioni analogiche e digitali alla base dell’inchiesta.

Qui sta il punto.

Senza una sentenza che possa confermare il ruolo carismatico di Carminati in un sistema di tipo mafioso, lunghi anni di inchiesta andrebbero vanificati e Mafia Capitale sarebbe risultata vana.

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